EMDR e rielaborazione del trauma: lascia il tuo passato alle spalle!

di

A cura della Dottoressa Anna Chiara Venturini, Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale a Roma

EMDR, dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, è una tecnica messa a punto da Francine Shapiro nel 1989 e che si basa sulla rielaborazione dell’esperienza traumatica attraverso la stimolazione alternata dei due emisferi cerebrali tramite esecuzione di movimenti oculari da parte del paziente.

Tale tecnica si basa sul modello dell’AIP (Adaptive Information Processing), secondo cui esiste in ciascuno di noi un sistema innato di elaborazione delle esperienze che volge verso l’autoguarigione. Come accade per esempio in caso di una ferita, il sistema immunitario e quello di riparazione cellulare ( fibrina, trombina, fibrinogeno, piastrine etc…) si adoperano per riparare spontaneamente il danno tissutale, allo stesso modo gli eventi traumatici possono essere integrati nelle reti neurali e quindi del vissuto della persona. Tuttavia, non sempre è possibile tutto ciò, poichè, quando si verifica l’esperienza traumatica, l’elevato livello di stress comporta la secrezione di ormoni e neurotrasmettitori ( come cortisolo e adrenalina) che contribuiscono a fissare il ricordo di quanto avvenuto sia come immagine (flashback) che nelle componenti sensoriali (come odori, rumori contestuali a quel ricordo), emotive ( con tutto il correlato fisiologico della paura, rabbia, tristezza e delle emozioni chiamate in causa in quell’occasione) e cognitive (cosa la persona ha “detto” di se stesso durante quell’episodio). Il processo viene dunque bloccato e l’aspetto patologico e disfunzionale che vive la persona nel quotidiano, è di fatto riconducibile proprio all’interruzione di tale elaborazione dell’informazione: interruzione che comporta l’isolamento dell’evento traumatico rispetto alle reti neurali, risultando non integrato nella memoria dichiarativa della persona. Ne conseguono quindi influenze sul senso del proprio valore, dell’assunzione di responsabilità per sè e altri, e sulla limitatezza del senso di controllo, scelta o sicurezza.

La reazione a tali traumi è, ovviamente, diversa per ogni individuo, soprattutto se sono presenti fattori psicosociali e di vulnerabilità tali da favorire, in occasione di eventi stressanti, l’insorgenza di psicopatologie e disagi. Nella vita di ciascuno possono infatti, presentarsi diverse tipologie di trauma: per abuso ( sessuale, psicologico, fisico, emotivo), per omissione ( trascuratezza psicologica, di solito legati al rapporto con le figure di attaccamento) o traumi legati a eventi potenzialmente mortali, a una minaccia della propria integrità fisica o a quella degli altri (disturbo post traumatico da stress).

Focalizzandosi sul ricordo dell’esperienza traumatica, dopo 1 o più sedute, i ricordi disturbanti vengono desensibilizzati, perdendo la carica emotiva negativa, con una ristrutturazione cognitiva che avviene su di sè e su quanto accaduto: il cambio di prospettiva permette quindi di adottare comportamenti più funzionali e reazioni fisiologiche più adeguate agli eventi stressanti, oltre a una cognizione di sè positiva.

I risultati più importanti dell’applicazione di questa tecnica sono dunque:

  1. Distinguere tra pericolo reale e non reale: l’evento traumatico non è più vissuto come pericolo imminente reale, ma come qualcosa che appartiene al passato, oramai lontano nel tempo, e che è presente nella propria mente in modo non più disfunzionale ma gestibile
  2. Assegnazione di significato alle emozioni legate al ricordo traumatico: le emozioni vengono espresse e contestualizzate come accade per esempio nell’abreazione, situazione in cui il paziente rivive con un forte disagio emotivo, parte dell’esperienza traumatica che così viene rilasciata in quel momento e integrata con il resto dell’esperienza.
  3. Evento integrato nella memoria dichiarativa: la persona sente che quell’evento fa parte della sua storia di vita, ne parla, ma non è più emotivamente attivato.

Attraverso la stimolazione bilaterale alternata destra-sinistra (movimenti oculati, tapping), si accede al ricordo delle esperienze che hanno contribuito agli attuali problemi clinici, riavviando il meccanismo di elaborazione adattiva dell’informazione che così viene portata a soluzione. L‘EMDR trasforma, infatti, l’esperienza da emotiva in cognitiva, come evidenziato anche da svariati studi clinici che sottolineano cambiamenti significativi sia durante la terapia (lateralizzazione sinistra durante la stimolazione bilaterale), che al termine del trattamento, con un’attivazione che, dalle regioni limbiche ( emotive), diventa poi corticale ( associativa-cognitiva).

L’elaborazione del ricordo traumatico avviene quindi anche a livello neurofisiologico, oltre che emotivo e cognitivo, rendendo l’EMDR uno dei principali metodi per il trattamento e cura del trauma e delle problematiche legate allo stress, soprattutto in caso di disturbo post traumatico da stress (PTSD)

 

Bibliografia

F.Shapiro “Lasciare il passato nel passato” 2015, Casa Editrice Astrolabio

Potrebbero interessarti anche:

“Disturbo post traumatico da stress: la reazione alla minaccia della propria integrità psico-fisica”

Per conoscere i vari Workshop di Psicotime in programma Roma, vai nell’apposita sezione dedicata ai Workshop e Corsi, oppure clicca qui

Per contattare la Dottoressa Venturini, vai nell’apposita sezione Contatti, oppure cliccando qui