Prossemica e distanze interpersonali: una bolla fisica, emotiva e sociale

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A cura della Dottoressa Anna Chiara Venturini, psicologa psicoterapeuta a Roma

Molto spesso vi sarà capitato in treno, in metro e in autobus di vedere un persona seduta con accanto dei posti vuoti. Ora pensate: quale posto andreste ad occupare voi? Quello accanto alla persona già seduta oppure nel posto libero più lontano? Molto probabilmente la seconda ipotesi, ma non abbiate paura, non si tratta di un comportamento sbagliato, semplicemente  si tratta di un utilizzo “sociale” dello spazio. Sin dagli studi etologici inerenti il rapporto tra spazialità e comportamento, emerse un utilizzo della spazialità come indicatore “sociale”; basti pensare ad esempio alla demarcazione del territorio dei cani, o alla gerarchizzazione spaziale come principio di organizzazione sociale nelle scimmie: insomma lo spazio e il suo utilizzo regolano le interazioni sociali. Nello scambio interpersonale lo spazio tra gli interagenti è delimitato dal proprio corpo che si muove e definisce la distanza fisica, emotiva e sociale tra loro. A tal proposito Hall ( 1966) ha coniato il termine prossemica, intesa come scienza che osserva l’uso dello spazio umano e che sostanzialmente differenzia quattro tipi di distanza interpersonale:

zona intima: ovvero lo spazio che circonda il proprio corpo (0-50cm), implica intimità, confidenza, fiducia reciproca poiché tale vicinanza può includere invasione e aggressione e pertanto è concessa solamente a soggetti con cui c’è un certo livello di intimità ( genitori, amici, partner); implica un alto grado di coinvolgimento perché tutte le percezioni sensoriali si acuiscono

zona personale: è la distanza che si tiene negli incontri sociali tra individui che si conoscono o si stanno conoscendo ( colleghi, amici meno stretti). Come confine è considerato quello segnato del braccio proteso, distanza entro la quale si potrebbe, volendo, allungare il braccio e afferrare l’altro. A questa distanza si può ancora discutere di argomenti personali ma la forza della voce è moderata e non si percepisce il calore del corpo dell’altro, cosa in grado di instaurare intimità o mettere a disagio gli altri. (50cm-1m)

zona sociale: riservata agli incontri formali come per esempio gli incontri di lavoro o occasionali ( 1m-3m); è la distanza più usata tra persone che lavorano assieme, entro la quale si svolgono incontri formali, oppure permette alle persone che lavorano a contatto col pubblico di svolgere le proprie mansioni senza essere obbligate alla conversazione. Infine è una distanza che permette anche a persone che vivono nella stessa casa e sono nella stessa stanza di impegnarsi in conversazioni brevi e tornare poi a dedicarsi alla propria attività preferita

zona pubblica: zona preferenziale per le occasioni di incontri formali come conferenze, meeting; non implica coinvolgimento tra i presenti ( oltre i 3m). La voce è alta e i contenuti sono formali, mentre una ‘bolla’ di oltre 7 metri è quella che si stabilisce attorno ad importanti personaggi pubblici che devono aumentare mimica, tono e volume della voce per essere apprezzati, oltre a puntare molto sulla gestualità e il linguaggio del corpozone-spaziali-prossemica

Alla luce di ciò, se pensate per un momento, ogni giorno, senza saperlo, utilizziamo il nostro spazio personale seguendo queste regole. Immaginate se una persona che non conoscete e vi viene presentata anziché stringervi la mano vi abbraccia: avvertireste di certo un senso di invasione e fareste un passo indietro.. ebbene, questo accade perché non ha rispettato il vostro spazio personale che fa da cuscinetto e che si trasforma in un’area di conflitto tra la tendenza ad aprirsi all’altro e quella opposta di isolarsi in modo difensivo.

Lo spazio sociale è quindi una dimensione nascosta (Hall, 1966) che regola le interazioni ma che è influenzata da diverse variabili, ovvero: status sociale ( non salutereste mai il vostro capo abbracciandolo fraternamente), lo stato emotivo ( se siete arrabbiati col vostro partner difficilmente starete tra le sue braccia), i fattori socio-culturali ( i nordeuropei sono di solito meno “calorosi” di italiani e spagnoli) e di personalità.

Quanto allora possono avvicinarsi i soggetti? Esiste un limite invalicabile negli scambi interattivi, un confine tra voi e gli altri che si può immaginare come una campana di vetro che aiuta gli individui a proteggersi nelle relazioni sociali: tutti noi usiamo il nostro corpo per comunicare sentimenti, emozioni, stati cognitivi e aspetti della personalità ( anche patologici), impariamo ad osservare il nostro corpo e soprattutto lo spazio che utilizziamo in diverse situazioni perché ricordiamo che, la comunicazione non verbale, ha maggior peso di quella verbale, ed il nostro corpo potrebbe esprimere cose diverse da quelle che stiamo dicendo, non solo a livello di sguardo, gesti e postura, ma anche per come utilizza lo spazio ( se durante una conferenza tenessimo un intervento anziché dal palco dalla sedia in platea, il pubblico ci vedrebbe come “uno di loro” e molto probabilmente meno competente rispetto a chi se ne sta sul palco).

Quando le persone si avvicinano l’una all’altro, modificano tutto il loro comportamento; così si riducono gli sguardi, la voce si fa più bassa e debole e gradatamente spariscono le gesticolazioni e aumentano i contatti fisici.

La Percezione prossemica si ribalta nei rapporti intimi: viene vissuto con piacere un avvicinamento e con sofferenza un allontanamento: se il mio partner ad una festa mantiene le distanze e parla con tutti, trascurandomi, lo vivo come un rifiuto. E’ per ribadire l’unione che coniugi, fidanzati o parenti stretti, costretti a tenersi a distanza dalle circostanze, si scambiano sguardi, quanche parola e a volte, fuggevoli contatti; alle volte, si assiste nel caso di legami stretti al comportamento di partner che, pur distanti, producono all’unisono e inconsapevolmente, variazioni di postura e movimenti sincronici ad esempio nell’annuire; inoltre, possono tendere mani e gambe l’uno verso l’altro o tenere le mani scostate come se si tenessero per mano

Lo status di un individuo influenza la dimensione della zona personale: tanto più elevata è la posizione sociale o lavorativa, tanto più ampia sarà la sua sfera prossemica; inoltre, dirigenti, graduati dell’esercito spesso reputano di essere in diritto di violare la distanza intima dei propri subordinati.

La distanza prossemica è influenzata da diversi fattori: etnici, di temperamento (una persona estroversa viola più facilmente lo spazio prossemico di una introversa); dallo stato d’animo (un individuo nervoso o furioso mostra di tollerare meno degli altri la violazione dello spazio personale; un depresso può anche non percepirla), dalla storia personale: se una donna ha subito uno stupro, può diventare particolarmente suscettibile all’avvicinamento di un uomo.

Un altro fattore che indice sulla percezione della distanza interpersonale é il sesso; una donna gradisce meglio un avvicinamento frontale e meno se qualcuno le si approssima da lato; per un uomo invece è l’esatto contrario.

Un ambiente particolarmente opprimente e minaccioso rende le persone più circospette e aggressive quando qualcuno si avvicina loro: n un esperimento sui carcerati é stato dimostrato come gli individui violenti abbiano un ampio spazio prossemico attorno, circa tre volte di più rispetto ai prigionieri non violenti; per altro, questi ultimi, mostrano un aumento della percezione prossemica posteriore: questo perché, come é stato confermato dagli stessi reclusi, temono un attacco fisico o da tergo.

Impariamo quindi ad osservarci e ad osservare, iniziamo dalla signora seduta in metro e, se ci sono posti vuoti sediamoci vicino a lei… ascoltiamo le nostre sensazioni e osserviamo le reazioni dell’altra persona. Di certo noi rimarremo stupiti di quanto sia facile ma al contempo difficile, ci sembrerà di fare un enorme sforzo, ma anche questo significa imparare a comprendere il nostro stare al mondo

 

Bibliografia

Edward Hall, “La dimensione nascosta”, Bompiani, 1968

Anne Van Stappen, “Quaderno d’esercizi per comunicare senza conflitti con la CNV”, Ed. Vallardi, 2011

 

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