“Che stress!”: riconoscere e gestire un’emozione particolare

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stress ed esaurimento psicologia romaA cura della Dottoressa Anna Chiara Venturini psicologa psicoterapeuta a Roma

Lo stress è una reazione dell’organismo di fronte alle richieste esterne che superano di gran lunga il livello di tolleranza e le risorse che la persona ha a disposizione, venendo così percepite come una minaccia: un cambio di lavoro, la fine di una relazione, una malattia. Ognuno di noi vive la situazione in modo differente: le esperienze, il contesto sociale e familiare (rete), il livello resilienza ( capacità di resistere agli “urti” della vita) e lo stile di coping ( modalità di fronteggiamento dell’evento stressante), costituiscono l’esperienza soggettiva dell’evento, come viene vissuto ed elaborato.

La durata dell’evento stressante porta a differenziare lo stress acuto, che si verifica una sola volta in un tempo limitato, dallo stress cronico, più logorante poiché lo stressor ( agente stressante), dura più a lungo.

Nel primo caso può essere un evento catastrofico naturale, come per esempio il terremoto, mentre nel secondo caso, ci si riferisce ai micro-stressors che incontriamo nella vita di tuti i giorni e che in qualche modo ce ne fanno avvertire tutto il peso: problemi sul lavoro, difficoltà con il partner, impegni e imprevisti, come fosse un costante braccio di ferro con la vita. Lo stress quindi, è una costante delle nostre giornate, legato principalmente al tentativo di voler controllare una situazione che in quel momento ci crea disagio. Partendo da un esempio semplicissimo, come quello della fila al semaforo, se iniziamo a sbuffare perché vorremmo superare la fila, suoniamo il clacson, aumentiamo i giri del motore, sono tutti comportamenti che indicano come quella situazione sia vissuta come stressante, poiché la richiesta proveniente dall’ambiente concretizzata nel rispettare le fila, non viene tollerata ( magari è la goccia che fa traboccare il vaso.. durante una giornata in cui tutto è andato storto) poichè non riusciamo a controllare quella situazione ( lo scattare del semaforo non dipende dal nostro volere). Cosa è accaduto nel mezzo? Sono intervenuti di certo i pensieri che, essendo automatici, agiscono indisturbati lasciando come traccia di sé, soltanto le emozioni ( stress, frustrazione, ansia) e i comportamenti ( quelli che abbiamo descritto sopra). Questo flusso di pensieri, che la persona difficilmente individua, possono essere delle tipologie più disparate: catastrofici (Es. “farò tardi di certo, il capo mi riprenderà e farò una figuraccia di fronte ai colleghi”), doverizzanti (“Devo essere puntuale perché è indice di correttezza e rispetto), colpevolizzanti (“Potevo partire prima e invece faccio parte ogni volta: sono un ritardatario cronico!”). Pensieri di questo tipo derivano e alimentano, all’interno di un circolo vizioso, la paura di fallire, di sbagliare, di essere giudicati.

Come riconoscere lo stress? Quali possono essere i sintomi?

Paura, rabbia, dolore, tristezza, ansia, frustrazione: sono queste le emozioni che ci segnalano che il senso di costrizione e oppressione e che c’è qualcosa su cui è importante lavorare.

Da un punto di vista fisico si possono avvertire stanchezza, mal di testa, gastrite, diminuzione delle difese immunitarie ( ci si ammala la più facilmente), mentre a livello comportamentale possiamo notare una maggiore difficoltà nel gestire gli impulsi ( scoppi di rabbia frequenti, mangiare compulsivamente), insonnia e difficoltà nel portare a termine i compiti.  Infine, da un punto di vista cognitivo si verifica una maggiore difficoltà nel concentrarsi e nel memorizzare, perdita del senso dell’umorismo, impossibilità nel prendere le decisioni e immagini di blocco o di fuga.

Stress buono e stress cattivo: come distinguerli?

Lo stress positivo ( eustress), permette di ottimizzare la prestazione poiché adrenalina, noradrenalina, cortisolo contribuiscono ad una maggiore concentrazione, lucidità e ad un aumentato senso di controllo. Lo stress negativo ( distress), comporta invece logorio fisico, cognitivo ed emotivo, con il conseguente sviluppo di patologie da stress in caso di cronicizzazione.

Come gestire lo stress e uscirne?

  • Semplificare la propria vita: elenca tutto ciò che ti stressa e chiediti cosa puoi fare per cambiare la situazione. Elimina le fonti che rubano tempo ed energie: abitudini dannose, doveri autoimposti, persone logoranti
  • Ristabilisci le priorità: le giornate sono piene di cose da fare e sembrano tutte importanti e allo stesso modo urgenti. Ogni giorno decidi cosa puoi fare e cosa puoi rimandare: nell’organizzazione della tua giornata tieni conto delle vere priorità, chiediti per te cosa è veramente importante in quel momento.
  • Ritaglia ogni giorno tempo per te: in una società accellerata come la nostra, avere del tempo libero equivale all’avere del tempo morto, improduttivo e pertanto ci si può anche sentire in colpa se ci rilassiamo. In realtà quello non è tempo perso, ma tempo investito nel nostro ben-essere. Pratica uno sport, un hobby, leggi un libro: l’importante è che ti chiedi cosa ti piacerebbe fare in quel momento, il che significa dare spazio ai bisogni oppressi.
  • Imponiti dei limiti: basta col portarti del lavoro a casa o col trattenerti oltre l’orario: quando non c’è una vera necessità impara a dire di no e a posticipare. Datti un orario di fine lavoro e rispettalo, poi stacca il telefono e goditi il tuo spazio.
  • Chiediti aiuto, delega: chiedere aiuto per molti è ancora un segno di debolezza o di incapacità, altri ancora perché non si fidano. Questo però comporta un sovraccarico di lavoro che finirà per schiacciarti. Impara a fidarti dell’altro e a delegare, spesso se fai tutto tu, gli altri non sono motivati a fare certe cose e ad aiutarti.
  • Confrontati con altre persone che vivono la tua stessa situazione: l’isolamento amplifica lo stress , sfogati con un amico, chiedi aiuto, ti aiuterà a ridimensionare il problema e a trovare alternative per uscirne.

 

Bibliografia

Paolo Pancheri, “Stress emozioni e malattia”, Edizioni Scientifiche e Tecniche Mondadori, 2002

Martin Seligman, “La costruzione della felicità”, Fabbri Editori, 2002

 

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