Trauma psicologico e dissociazione: come reagisce la nostra mente ai traumi

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A cura della Dottoressa Anna Chiara Venturini, psicologa psicoterapeuta a Roma.

Il trauma psicologico, essendo improvviso e sovrastante non è facilmente integrabile nel sistema psichico della persona e questo risulta più difficile quanto più l’età del soggetto traumatizzato è bassa: un bambino ha infatti minori risorse cognitive e fisiche rispetto ad un adulto.

Cos’è il trauma

Per trauma si intende una condizione o uno stimolo che ha un affetto sovrastante sulle capacità della persona di farvi fronte. Il significato etimologico della parola trauma, deriva dal greco e significa “ledere, danneggiare”, con una accezione sia fisica (in termini di ferita), che psicologica (lo shock a seguito di una circostanza improvvisa che la persona non è riuscita a gestire).

 

Tipi di traumi

Trauma singolo (T): fa riferimento ad una situazione tragica improvvisa, limitata nel tempo ( es. un incidente) ; si tratta di eventi che portano alla morte o che minacciano l’integrità fisica propria o altrui

Trauma complesso (t): condizione di minaccia che perdura nel tempo come esperienza soggettivamente disturbante, con effetto cumulativo. Solitamente questo secondo tipo di trauma viene definito anche come interpersonale cronico: trascuratezza grave e maltrattamento grave e cronico all’interno di relazioni interpersonali con caregiver prima o partner poi.

Si compie quindi un importante passo avanti nel riconoscimento di un ruolo fondamentale a situazioni di mancato accudimento, protezione e attenzione, con conseguenze profonde che impediscono un sano sviluppo sia a livello neuroanatomico (minori stimolazioni, minori connessioni sinaptiche) sia del senso di sé.

Cosa accade nella mente che subisce il trauma: La Teoria della Dissociazione Strutturale della Personalità

Indipendentemente dal tipo di trauma, si tratta comunque, come detto, di un’esperienza difficilmente integrabile nel sistema psichico della persona. Proprio per questo motivo, per evitare la frammentazione del Sé che ne conseguirebbe, viene attivato il sistema difensivo della Dissociazione che “allontana”, non rimuove, l’esperienza traumatica, causando in questo modo una sintomatologia dissociativa cha va dai sintomi di conversione (vertigini psicogene, derealizzazione, depersonalizzazione etc..) a sindromi più strutturate come per un Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD) o un Disturbo Dissociativo dell’Identità. Secondo la Teoria della Dissociazione Strutturale della Personalità (Van der Hart, 2006), la personalità traumatizzata si divide in due o più parti denominate ANP (personalità apparentemente normale) e EP (Personalità emotiva). La prima è quella che si occupa di mantenere, appunto, una facciata di normalità, si focalizza sulle attività quotidiane, svolge compiti sociali, studia o lavora, ha relazioni, compie le scelte proprie dell’età. All’apparenza la vita della persona, grazie alla ANP, sembra non avere particolari difficoltà. La EP, invece, è la parte traumatizzata rimasta ferma all’età del trauma, con tutta la portata emozionale: è costantemente allertata e intenta nel proteggere la persona dal pericolo che potrebbe far emergere tutte le emozioni rimaste bloccate. Per questa “parte”, il trauma è sempre attuale e quindi lo è anche il pericolo che avverte, adottando quindi le medesime azioni difensive dell’epoca della traumatizzazione.

Più il trauma è grave e precoce e cronico, più vi sarà una dissociazione strutturale della personalità. Secondo Van der Hart, a seconda di quanto la mente può essere frammentata, avremo tre forme di dissociazione:

Dissociazione Strutturale Primaria: vi è una sola EP ferma all’età del trauma e una ANP che porta avanti la vita quotidiana. Tipica del Disturbo Post Traumatico da Stress Semplice.

Dissociazione Strutturale Secondaria: Vi è una ANP e più EP. Si attivano, infatti, in un ambiente traumatizzante diversi sistemi difensivi, ma per poter sopravvivere l’individuo deve bloccarli. Per esempio un bambino piccolo non può lottare contro un genitore abusante e non può andarsene di casa: questi due sistemi di azione verranno bloccati e costituiranno due EP differenti. Tipica del Disturbo Dissociativo e del Disturbo Borderline di Personalità.

Dissociazione Strutturale Terziaria: oltre a più EP, vi sono anche più ANP. La personalità risulta essere maggiormente divisa nel tentativo di funzionare ed evitare ricordi traumatici. Tipica del disturbo Dissociativo dell’Identità.

Più la traumatizzazione è grave, cronica e precoce, più è presente disorganizzazione e mancanza di integrazione: i ricordi disadattivi danno luogo a percezioni disfunzionali e ad atteggiamenti e risposte alterate di coping. Se tali ricordi non vengono elaborati attraverso una riorganizzazione cognitiva positiva, i successivi eventi negativi andranno ad ampliare questa rete di ricordi disadattivi e le risposte patologiche associate.

Come elaborare i ricordi traumatici

Grazie alla tecnica dell’EMDR è possibile effettuare un lavoro sulle parti traumatizzate del Sé, permettendo loro di entrare in contatto, non più in conflitto, attraverso la ricostruzione di componenti frammentate. Tali parti, infatti, hanno il preciso compito di non essere dimenticate ed ostacolano in quotidiano proprio per segnalare le memorie traumatiche che le hanno generate e che ancora non sono state integrate nella propria narrazione biografica. Si può infatti paragonare l’impatto dell’esperienza traumatica sulla mente di una persona, come un puzzle da 100 pezzi che cade in terra e di cui restano unite soltanto 20 tessere: gli 80 pezzi mancanti sono presenti nella memoria sotto forma di una o più EP. L’EMDR permette di creare le connessioni con le altre componenti del puzzle, così da avere una visione di insieme, dove le parti sono integrate con le rispettive, memorie e sistemi di azione. In questo modo le informazioni relative al trauma saranno aggiornate e realistiche: la persona cioè smetterà di reagire in risposta alle 80 tessere mancanti del passato, ma finalmente avrà la visione dell’intero puzzle con emozioni ecologicamente equilibrate e con ricordi presenti in memoria non più con funzione attivante, ma inseriti nella propria storia di vita.

 

Bibliografia

F.Shapiro “Lasciare il passato nel passato” 2015, Casa Editrice Astrolabio

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