Vertigini psicogene: “la vertigine non è paura di cadere.. ma voglia di volare!”

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vertigini psicogene psicoterapia romaA cura della Dottoressa Anna Chiara Venturini, Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale a Roma.

Dal latino vertere, girare, si tratta della sensazione di rotazione dell’ambiente circostante (oggettiva) o del soggetto stesso (soggettiva). Varie possono essere le cause: secondo alcuni, essa è soltanto e prettamente dovuta all’organo dell’equilibrio che si trova nell’orecchio, secondo altri ci possono essere altre cause ,sempre fisiche, come problemi di vario tipo alla cervicale, problemi di circolazione, sinusite, ecc. Il più delle volte non si riesce a capire bene la causa della vertigine, o pseudovertigine, e il paziente si chiede:”Mi sento ansioso, ho paura, ma quest’ansia è LA CAUSA O E’ LA CONSEGUENZA DELLE MIE VERTIGINI?” In poche parole il paziente non sa se è ansioso  perchè ha le vertigini, oppure ha le vertigini perchè è ansioso.; tuttavia la diagnosi differenziale da altre forme di vertigine frequentemente non è facile e sono necessari una serie di esami che consentono di confermare o meno i sospetti diagnostici dello specialista: esame audiometrico, esame impedenzometrico, ABR, esame vestibolare, stabilometria, TAC e Risonanza Magnetica encefalo. Nelle forme vertiginose psicogene tutti questi esami risultano negativi.
Tale tipologia di malessere è tipica di soggetti con habitus costituzionale ansioso-depressivo, è una vertigine di tipo soggettivo , di durata tipicamente continua o subcontinua. Il sintomo vertiginoso o meglio pseudovertiginoso viene descritto dal paziente come sensazione di disequilibrio, di “testa vuota”, di “camminare sulle uova”. Diversamente dalla vertigine vera e propria (quella in cui si vede ruotare l’ambiente intorno a sè), il disequilibrio è poco intenso, ma continuo, insomma la sensazione somiglia a quella che si prova stando su una barca. La pseudovertigine può provenire da tensioni psicologiche, stress, ansia, disturbi del sonno, e così via. Inoltre la sensazione pseudovertiginosa innesca un ulteriore stato d’ansia e preoccupazione, creando in tal modo un circolo vizioso in cui si aggrava il malessere fisico. Si parla in questo caso di “somatizzazione di ansia”, cioè dei sintomi che ci manda il nostro corpo per farci capire che non stiamo adattandoci all’ambiente in modo adeguato. Le principali manifestazioni della somatizzazione d’ansia sono:stanchezza, sensazione di sbandamento, pseudovertigini, mal di testa, formicolii agli arti,,disturbi dello stomaco ed eccessiva sudorazione.
Naturalmente, poi, esiste la vertigine vera e propria, quella in cui non si riesce nemmeno a stare in  piedi .
Un semplice test clinico è utile per diagnosticare questo tipo di patologia. Al paziente viene chiesto di respirare velocemente e profondamente (iperventilazione). In breve tempo il soggetto avvertirà una vertigine molto simile a quella lamentata.
Alla vertigine possono associarsi sintomi di tipo neurovegetativo tra cui: nausea, tachicardia, aumento della sudorazione, tremori diffusi. Non si associano mai, tuttavia, sintomi otologici: ipoacusia (diminuzione dell’udito); acufeni (percezione di ronzii o sibili che non esistono nell’ambiente).
Molto frequentemente alle vertigini si associano altri sintomi di natura funzionale (colon irritabile, reflusso e acidità gastrica, cefalea) o il tipico quadro dei sintomi psichici tipici delle nevrosi ansiose, degli attacchi di panico, delle sindromi depressive o sintomi fobici come la paura dei locali chiusi (claustrofobia) o degli spazi aperti (agorafobia). Sono presenti poi i seguenti sintomi neurologici organici: ipostenia (diminuzione della forza), ipoestesia (alterazione in diminuzione della sensibiltà tattile), dismetria (alterazione nella esecuzione dei movimenti), adiadococinesia (alterazione nella coordinazione dei movimenti), diplopia, emicrania.

Una volta esclusa la causa organica e permanendo il disturbo è bene cercare di capire, attraverso un esperto, come e perché il proprio “equilibrio interiore” è venuto meno, tentando di trovare le risorse e le strategie migliori per rientrare in contatto con gli altri e con se stessi in modo più “stabile”.

 

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