Il narcisista: un gigante con i piedi di argilla. Quando una finta grandiosità nasconde il vero Sè fragile

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A cura della Dottoressa Anna Chiara Venturini psicologa psicoterapeuta a Roma

Chi presenta un disturbo narcisistico di personalità, manifesta in primis una marcata tendenza alla superiorità, quasi da apparire spesso superbo e snob. L’alta considerazione di sé, lo conduce a pretendere che ogni richiesta venga soddisfatta, che ogni desiderio venga esaudito, in quanto persona “speciale” che ha diritto ad un trattamento particolare rispetto agli altri. Completamente concentrato su se stesso e sulle sue fantasie di “onnipotenza”,manca completamente di empatia, mostrandosi non in grado di riconoscere desideri, emozioni e bisogni dell’altro e, qualora qualcuno avanzasse delle richieste, la persona narcisista con rabbia e disprezzo antepone le proprie, svalutando e ignorando quelle altrui.L’aggressività narcisistica, che può arrivare fino a distruttività vera e propria verso l’altro, origina dall’interno ( in seguito al mancato soddisfacimento dei bisogni di rispecchiamento e idealizzazione) e non è sempre “imputabile” a supposte mancanze altrui. Sotto forma di invidia, si manifesta, infatti, da un lato come confronto costante con l’altro unito alla brama distruttiva delle “cose buone” altrui, dall’altro come senso di inadeguatezza e inferiorità che tormentano il narcisista di fronte  a quello che possiedono gli altri.

Difficilmente questi tollera le regole, viste come limitazioni alla propria “specialità” e richiede anzi trattamenti di favore in virtù dell’ unicità che si attribuisce: quando tuttavia questo non si verifica, diventa furioso e sprezzante. Così, per esempio, gli individui con disturbo narcisistico possono pretendere di evitare di fare la fila e di essere serviti immediatamente da commessi e camerieri. In ogni caso, anche se non lo pretendono, si infastidiscono oltre modo quando si trovano a dover rispettare le attese, le regole condivise, mal tollerando di non veder soddisfatti subito i propri bisogni.

Questo senso del diritto , assieme alla mancanza di sensibilità per i desideri e per le esigenze altrui, sfociano spesso nella tendenza allo sfruttamento ed alla manipolazione dell’altro. soggetti narcisisti, sono, infatti incapaci di amare, creando amicizie e relazioni intime solo sulla base della “passività altrui”, usando gli altri come oggetti e mezzi per ottenere un fine. Il meccanismo di svalutare l’altro e innalzare se stesso è difatti alla base di questo tipo di relazioni, in cui viene richiesta  totale dedizione e abnegazione da parte del partner.

Capita spesso di vedere a tal proposito coppie in cui il lui narcisista svaluta la compagna ( che già presenta una scarsa autostima) rendendola quasi incapace di pensare ed agire senza di lui, annullandola come persona e donna,  rendendola una mera esecutrice di gesti di ammirazione e gratificazione nei confronti di lui. Il famoso narcisista manipolatore protagonista spesso, della dipendenza affettiva, sceglie quindi la sua compagna in quanto soggetto passivo, con scarsa autostima e “disposta” a ruotare intorno a lui, come un pianeta fa con il sole. Le emozioni dell’altro vengono viste come segno di debolezza, indice di scarso valore personale (“vedi? Piangi perché sei una nullità!”) e un intralcio alla realizzazione delle tipiche fantasie narcisiste di illimitato successo, fascino e potere.

Dopo aver scelto partner sottomessi e facilmente gestibili/controllabili che lo ammirano e lo fanno sentire importante, dopo un po’ di tempo, però, si annoia, si sente insoddisfatto e va alla ricerca di nuovi flirt (il gusto che trae dalla relazione è fondamentalmente quello di conquista della “preda”), volti a stimolarlo nuovamente, oppure tenta di trasformare il/la partner, manipolandoli a suo piacimento. Emotivamente freddo e distaccato, nonché incurante del dolore che genera nell’altro a causa delle proprie osservazioni e dei propri comportamenti spesso sprezzanti, in realtà, se si relaziona con un “pari livello” che non lo ammira, è proprio lui ad attaccarsi, soffrendo di un’elevata ansia  e angoscia d’abbandono, sprofondando, nel caso di una rottura, spesso nella depressione.

L’Altro è quindi , un “pubblico necessario” quando serve ad applaudire, ma anche un peso e magari una persona invidiosa quando richiede aiuto o “rivendica” i propri bisogni. In realtà si tratta spesso di un mero meccanismo di proiezione. Generalmente, infatti, è il soggetto narcisista che tende ad invidiare agli altri successi e proprietà, ritenendo di meritare più di loro i risultati che hanno raggiunto o i privilegi di cui godono. Gli altri sono visti quindi anche come esecutori o competitors con cui lottare per avere il predominio.

Da un punto di vista lavorativo, sebbene l’elevata ambizione possa condurre tali individui a risultati importanti, l’intolleranza alle critiche tende a compromettere gravemente la loro performance. In questo senso, il funzionamento professionale o, più in generale, il rendimento in prestazioni di varia natura, può risultare piuttosto modesto, a causa della riluttanza ad accettare il rischio in situazioni nelle quali è possibile un fallimento o una sconfitta o devono negoziare i loro scopi con i colleghi.
Il contributo dell’Altro viene quindi svalutato ogniqualvolta questo ottiene riconoscimenti o apprezzamento per il suo operato e, qualora il narcisista vada incontro a pesanti fallimenti sul lavoro  o perda una competizione importante, può attraversare fasi depressive in cui ricorre all’ abuso di sostanze come, ad esempio, nel caso del disturbo correlato a cocaina) per “tenere botta”
Se uniamo a questa modalità una elevata quota di perfezionismo assieme a  standard severi, ecco che il narcisista aspira alla scalata al successo ( macchine, casa, amicizie, hobby, devono riflettere la sua immagine e le sue capacità) applicando lo stesso meccanismo anche alle persone più intime ( coniuge e figli) verso cui diviene esigente e molto critico poiché rappresentano, oltre al suo pubblico, una sua propaggine e lo specchio di sé: è fondamentale che essi siano impeccabili e gli facciano fare sempre “bella figura” , mostrando agli altri chi è lui in virtù anche delle persone di cui si circonda.

Tuttavia i soggetti narcisisti, contrariamente a quanto si pensa e a quanto mostrano, hanno un’ autostima molto scarsa che cercano di compensare proprio con le modalità suddette: molto sensibili ai giudizi negativi, che raccolgono come vere e proprie umiliazioni, possono reagire rabbiosamente o con evitamento e ritiro sociale per la vergogna provata.

Un ruolo centrale, oltre alla rabbia e all’invidia, hanno quindi anche i sentimenti di umiliazione e vergogna, legati al confronto coi propri limiti, al riconoscimento di bisogni non soddisfatti e al fatto che, la maggior parte dei meccanismi di difesa utilizzati sono indirizzati ad evitare la consapevolezza  del proprio scarso valore (ferita narcisistica)

La svalutazione degli altri nel tentativo di gestire l’invidia provata nei loro confronti  è associata ad un impoverimento del loro mondo interno, creando una sensazione di vuoto che può essere compensato solo col plauso e l’ammirazione costante da parte degli altri e da un controllo onnipotente nei loro confronti, cosicchè la loro libertà, la loro autonomia, la loro felicità non siano più tali da incrementare ulteriormente l’invidia del narcisista.

A tal proposito Gabbard fa una distinzione tra narcisista inconsapevole e narcisista ipervigile. Sebbene infatti, entrambi si adoperino per salvaguardare la stima di sé, sono diverse le modalità che adottano: nel caso dell’inconsapevole, questi cerca di impressionare gli altri evitando accuratamente risposte che possano ferirlo, mentre l’ipervigile evita situazioni compromettenti, cercando di studiare il contesto per “apparire” come si deve.

Inoltre, mentre il tipo inconsapevole parla agli altri come da un pulpito, con un chiaro bisogno di attenzione ed ammirazione e costanti riferimenti ai successi ottenuti, la tipologia ipervigile è paradossalmente diretta verso l’altro, così da studiarne risposte e comportamenti da evitare per non essere criticato ed umiliato.

Come visto, il distubo narcisistico di personalità presenta  molteplici sfaccettature che vanno ben oltre la maschera di grandiosità che presenta e a cui il senso comune ci ha abituato, anche in virtù del rimando al mito greco di Narciso.

Non ho bisogno di nessuno. Ho tutto ciò di cui ho bisogno” è il motto del narcisista, che nega la dipendenza dagli altri e si rifugia nella sua onnipotenza. In realtà il narcisista è una persona profondamente sola, che allontana tutto e tutti per difendersi da una realtà pericolosa che in ogni momento potrebbe invalidare la sua rappresentazione idealizzata di sé. La sua condizione è talmente drammatica che paradossalmente ha un estremo bisogno dell’ammirazione dell’altro per poter mantenere intatta la propria immagine grandiosa: una persona con scarsa stima di sé che cerca in tutti i modi compensare il senso di inadeguatezza e l’invidia conseguente che lo tormentano

Come capire se si soffre di disturbo narcisistico di personalità

Gli elementi che potrebbero farci pensare ad un disturbo narcisistico di personalità sono:

  • L’idea che nella propria vita i conti non tornano; ad esempio, hanno avuto meno successo di quello che si aspettavano oppure, malgrado le realizzazioni personali, provano comunque un senso di vuoto, apatia e noia;
  • Considerare estremamente importante ricevere l’attenzione e l’ammirazione di altre persone;
  • Sentire un senso di distanza nelle relazioni affettive.
  • Credere che tutto sia dovuto e in qualche modo la vita ci debba risarcire di un danno subito.
  • Pretendere, senza motivo, di ricevere un particolare trattamento di favore e che le proprie richieste siano necessariamente soddisfatte
  • Nascondere le proprie difficoltà ed i propri insuccessi
  • Leggere le critiche come umiliazioni ed evitare contesti in cui vi è un potenziale fallimento
  • Adottare atteggiamenti arroganti e distanti
  • Credere che la gente non apprezzi  abbastanza le proprie doti elevate la sua natura “speciale” e grandiosa
  • Nonostante i successi raggiunti non è mai abbastanza: un senso di vuoto, di noia ed apatia, lo portano o a sprofondare nella depressione o a rincorrere traguardi sempre più elevati ( non a caso incontriamo narcisisti in posizioni elevate in gerarchie aziendali e sociali)

Non si tratta dei criteri diagnostici secondo il DSM IV ma semplicemente degli elementi da cui trarre spunto per riflettere sulla presenza o meno del disturbo o anche solo dei tratti narcisistici

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