Stili di attaccamento e relazioni affettive: come siamo stati amati, amiamo!

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stili di attaccamento psicoterapeuta romaA cura della Dottoressa Anna Chiara Venturini, Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale a Roma

Per attaccamento si intende il legame che si struttura sin dai primi mesi di vita tra il bambino e l’unica figura di riferimento ( caregiver) che accudisce e si prende cura del bambino. Questa esperienza, molto intensa nella prima infanzia quando il bambino è maggiormente vulnerabile ai pericoli e possiede minori capacità di fronteggiarli da solo, permette a quest’ultimo di formare dei modelli operativi interni (MOI) che andranno a definire i comportamenti relazionali futuri. Attraverso questo legame si definisce, infatti, la sicurezza dell’attaccamento di base e la disponibilità del caregiver, in termini di presenza, interpretazione e risposta adeguata ai bisogni del bambino. Questi svilupperà una solida fiducia di base che estenderà anche alle altre figure con cui entrerà in relazione in futuro. La formazione e lo sviluppo di legami affettivi sono influenzati dalle prime esperienze di attaccamento sulla base di credenze e aspettative  che permettono al bambino di adottare determinati comportamenti, prevedendo quelli dell’altro e pianificare le proprie risposte.

Si tratta, quindi, di mappe cognitive, script, schemi che guidano il bambino prima e l’adulto poi, nella struttura delle relazioni sociali e affettive future. A meno che non intervengano esperienze correttive, i modelli operativi interni tendono ad autoperpetuarsi e a rinforzarsi, determinando cicli interpersonali più o meno funzionali. Mentre, infatti, un attaccamento sicuro è considerato un fattore preponderante nella creazione dell’equilibrio psico-fisico e di relazioni stabili e gratificanti, uno stile insicuro o disorganizzato costituiscono un fattore di vulnerabilità generale che si manifesta nelle aree di autoregolazione delle emozioni, autostima, qualità delle relazioni, comportamenti.

Vediamo ora nel dettaglio i vari stili di attaccamento e come questi determinano poi una specifica visione di sé, dell’altro e la creazione di una modalità relazionale ben determinata.

 

ATTACCAMENTO SICURO

Bambino: sa che nella figura accudente è un “porto” sicuro dal quale si può allontanare per esplorare il mondo e al quale può ritornare qualora qualcosa lo turbi o ne senta la necessità

Caregiver: la figura accudente è sensibile ai segnali del bambino, disponibile e pronta a dargli protezione nel momento in cui il bambino lo richiede. Vi è quindi equilibrio tra sistema esplorativo e sistema di attaccamento

Caratteristiche del bambino-adulto: sicuro convinto di essere amabile e capace di sopportare distacchi prolungati. Ha fiducia nelle proprie capacità e in quelle degli altri Visione di Sé come positivo e affidabile, e l’altro come Altro positivo e affidabile. L’emozione prevalente è la gioia

Relazioni: in generale saranno improntate sul rispetto di sé e dell’altro, sulla stima e sulla fiducia reciproca (non sono quindi, legami ossessivi) e nelle relazioni amorose sarà portato a ricercare partners che abbiano la sua stessa “sicurezza”, che dimostrino chiaramente i propri sentimenti e con cui poter condividere momenti felici e tristi, confermando la percezione di base di essere degno di amore e adeguato. La persona con attaccamento sicuro si descrive capace di offrire aiuto e di accettarlo dai partner, maggiormente disponibile a comprendere e perdonare gli errori del partner poiché non sono considerati una minaccia alla propria autostima. Si tratta quindi in linea di massima, di relazioni sicure, stabili e durature, grazie anche alle varie strategie che le persone con attaccamento sicuro sviluppano per superare i momenti di crisi

 

ATTACCAMENTO INSICURO EVITANTE

Bambino: percepisce la figura accudente come qualcuno a cui non chiedere aiuto nel momento del bisogno, poiché tale figura si dimostra inaffidabile, poco presente e spesso rifiutante. Sulla base si un profondo senso di vulnerabilità, sviluppa una pseudo autonomia e indipendenza precoce

Caregiver: non è sensibile ai segnali del bambino, poco propensa a dargli protezione nel momento in cui il bambino lo richiede. Non risponde con prontezza, calore ed efficacia alle richieste di aiuto e conforto.

Caratteristiche del bambino-adulto: non avendo la sicurezza di una base sicura come riferimento ( e quindi non avendo la convinzione profonda di essere degno di amore), sviluppa una rappresentazione mentale di Sé come affidabile, e dell’Altro come inaffidabile, persona da cui non aspettarsi nulla. Sfiduciato verso il mondo esterno, tende all’ evitamento per paura del rifiuto, apparendo “falsamente” autosufficiente. L’emozione prevalente è la tristezza.

Relazioni: l’ imperativo è non farsi coinvolgere emotivamente e orientare la propria vita all’autosufficienza e all’autonomia, con la profonda convinzione di non doversi/potersi appoggiare agli altri. La persona si trova quindi a disagio con le richieste di supporto e con il coinvolgimento del partner: non si lascia andare per evitare ulteriori delusioni

 

ATTACCAMENTO INSICURO AMBIVALENTE

Bambino: la figura d’attaccamento è disponibile in maniera discontinua e imprevedibile. Ragion per cui l’esplorazione del mondo risulterà insicura e connotata da ansia. In questi bambini è presente ansia di abbandono, percependosi come individui degni di amore in maniera discontinua.

Caregiver: La figura è accudente quando presente, ma spesso è assente. la minaccia preferita dalle figure accudenti: “Se non fai ciò che ti dico ti abbandono”.

Caratteristiche del bambino-adulto: la possibilità di esplorare il mondo entro una relazione stabile e sicura è una dimensione sconosciuta. Il bambino si percepirà come adulto da amare in maniera discontinua. Le emozioni ricorrenti sono ansia, paura e senso di colpa

Relazioni: spesso in balia dell’impulso, oscillerà tra l’amore travolgente e ossessivo e l’odio, tra l’idealizzazione dell’altro e la svalutazione di sé e delle proprie capacità. Più volte trascinato nel vortice della passione, pensando di aver trovato la persona giusta, in realtà solo successivamente, svanita l’idealizzazione, si renderà conto che quella persona presenta quei tratti che invece egli odia, soffrendone enormemente.

 

ATTACCAMENTO DISORGANIZZATO

Bambino: solitamente questo stile di attaccamento si presenta in un bambino vittima di abuso e maltrattamento da parte del caregiver. Questi, elabora rappresentazioni interne di sé e della relazione confuse e incoerenti, mostrando reazioni completamente opposte nello stesso breve lasso di tempo di fronte a situazioni stressanti.

Caregiver: La figura accudente è spaventata e spaventante: disorganizzata nel rapportarsi al bambino.

Caratteristiche del bambino-adulto: l’interpretazione delle situazioni risulta confusa e incontrollabile. L’immagine di sé e dell’altro è negativa, in un conflitto ricorrente tra rifiuto e paura dell’intimità da un lato e la ricerca dell’altro come sostegno ( con condotte finanche dipendenti). L’emozione che predomina è la rabbia

Relazioni: la disorganizzazione domina la costruzione delle relazioni. Spesso si scelgono partner inaffidabili, distruttivi, violenti o ad essere essi stessi violenti, freddi e maltrattanti. Se da un lato si teme la solitudine ( adottando comportamenti passivi nella coppia), dall’altro c’è l’impronta aggressiva volta a distruggere l’altro e la relazione

Fai ora questo piccolo esercizio; prova a rispondere a queste domande:

  • Quale pensi sia il tuo stile di attaccamento?
  • Torna con la mente a qualche episodio significativo
  • Quale pensi sia lo stile di tuo padre?
  • E quello di tua madre?
  • Pensa ora ai partner che hai avuto: che stile avevano secondo te?

Durante le tue interazioni prova a vedere quando il tuo stile di attaccamento inizia a prendere il sopravvento, innescando emozioni e pensieri già noti. Partendo dal tuo dialogo interno puoi infatti intuire il tuo stile di attaccamento e notare come questi inneschi una dinamica ben precisa: rendersi conto di questo è il primo tassello importante per disinnescare questa mina vagante che esplode nelle varie situazioni relazionali

 

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