Essere Figli di Genitori Narcisisti: quando il predatore emotivo è colui che ci cresce

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genitori narcisisti psicoterapeuta romaA cura della Dottoressa Anna Chiara Venturini, Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale a Roma 

Per il narcisista i figli sono oggetti, pedine inanimate da spostare a proprio piacimento.

La famiglia è il contesto in cui nascono e si sviluppano le dinamiche alla base delle relazioni tossiche. Quello che infatti si verifica è un ripercorrere e un ripetere stili educativi basati sul modello vittima-carnefice, in cui il testimone viene passato di generazione in generazione, a volte con un’inversione anche dei ruoli.

I genitori non si possono scegliere e quando si è bambini, sono loro il punto di riferimento in quanto deputati a soddisfare i bisogni sia pratici che emotivi dei figli.  Le dolorose dinamiche che vengono quotidianamente messe in atto, attraverso il meccanismo della dissonanza cognitiva vengono quindi cognitivamente processate come normali,  giuste e naturali. La persona che ci fa del male è la stessa che ci dovrebbe proteggere e alla quale dobbiamo la nostra vita: non è dunque normale e giusto amarla indipendentemente da tutto? Amore e odio, paura e bisogno di protezione sono emozioni che si alternano e che trovano spesso soluzione nella rabbia, nella dissociazione o in manifestazioni psicosomatiche, con un processo autodistruttivo sia fisico che psicologico.

Non è facile avere accesso alla rabbia e al rancore, come non è affatto automatico il fuggire da quelle dinamiche: la dissociazione sembra essere quindi il meccanismo difensivo migliore: lo scollegare il vissuto emotivo dalla situazione contingente, un sentirsi altrove, un raccontarsi di non soffrire per poter sopravvivere, arrivando persino a sposare la causa del maltrattante come accade nella sindrome di Stoccolma. Tutto questo se viene a dipanarsi nella relazione con un genitore narcisista, ha ovviamente un effetto deflagrante sulla personalità e sulla vita del figlio.

Il narcisista considera il figlio come una propaggine, una estensione di sé, uno strumento attraverso il quale può dimostrare al mondo la propria grandiosità, investendolo di una missione ben precisa: quella di soddisfare i suoi bisogni, desideri e aspettative. La volontà dei figli viene quindi annullata determinandone negativamente lo sviluppo della personalità.

Come agisce un genitore narcisista? Come riconoscerlo?

  • Istilla sensi di colpa nel figlio (“Non puoi farmi questo!”)

  • Simula dipendenza ( “senza di te non ce la faccio”)

  • Finge di avere obiettivi comuni (“Se ti laurei apriremo il miglior studio della città!”)

  • Svaluta e umilia quando il figlio prova a mettere un confine (“

  • Minaccia esplicitamente in caso di richieste di autonomia

Tutto questo è volto al controllo del figlio e del coniuge che assolvono così la funzione assegnatagli dal narcisista: quella di essere un serbatoio di energie, gratificazione e attenzione, oltre a colmare il vuoto abbandonico contro cui il narcisista combatte quotidianamente. In tutto questo meccanismo di perfezione narcisistica non viene quindi contemplato il libero arbitrio del figlio, oggettualizzato e annichilito.

Come possono reagire i figli?

Partendo dal presupposto che il narcisista non ha capacità empatiche, relazionali e comunicative, è totalmente inutile sperare di instaurare una comunicazione sana improntata all’apertura e alla condivisione. Il narcisista non comunica, esige; non ascolta, svaluta, non comprende, sovrasta. A questo punto sono diverse le dinamiche evolutive che possono dipanarsi:

  1. Il figlio tende ad affermarsi e a porre dei limiti fisici ed emotivi. Non fornisce più l’energia narcisistica al genitore che vede così minacciato il proprio controllo e la propria sopravvivenza psichica. A questo punto il narcisista esplode rivelando la sua reale personalità, fatta di rabbia, disprezzo, invidia, silenzio, fino ad arrivare alla violenza psicologica e fisica.
  2. Annichilito nella propria personalità, il figlio sviluppa un’insicurezza di base fatta di paura dell’abbandono e senso di inadeguatezza, affrontando il mondo con la convinzione di non essere abbastanza qualificato, abbastanza capace o abbastanza interessante. In ambito lavorativo si tradurrà in difficoltà nel mantenimento del posto di lavoro con comportamenti autosabotanti, mentre, all’interno di una relazione, sarà portato a prendersi cura dell’altro in modo totalizzante, dipendendo al contempo dal partner sia per una gratificazione personale che per affermare se stesso.
  3. Il figlio di un narcisista, proprio per la convinzione instillata dal genitore di “doversi conquistare e meritare attenzione, amore, lodi e interesse”, farà leva su quelle doti e propensioni di dedizione, sacrificio, perseveranza e orientamento al risultato, doti esaltate in modo manipolatorio in famiglia. Gli capiterà quindi spesso di arrivare rivestire ruoli e incarichi lavorativi di rilievo, salvo poi rendersi conto che non è quello che avrebbe voluto per sé
  4. Infine il figlio contro-dipendente che svilupperà tratti narcisistici sulla base di anni di abusi e violenze psicologiche. Aggressivo, altezzoso, poco empatico e cinico, nutrirà anch’esso una profonda insicurezza di base che cercherà di mistificare con la fasulla grandiosità del genitore, proiettando alla stessa maniera un’immagine di sé fatta di successo, onnipotenza ed egocentrismo.

Come ci possiamo difendere da un genitore narcisista?

  • Conoscere: anzitutto rendersi conto che si ha a che fare con un genitore narcisista è un grande aiuto poiché la consapevolezza di per sé è fonte di libertà: sapere chi si ha di fronte è il primo step per comprendere meglio molte emozioni e dinamiche per le quali magari ci si è dati la colpa, senza che in realtà la responsabilità fosse propria
  • Tenere un diario per convalidare le proprie emozioni e il proprio vissuto: avere un diretto contato con le proprie emozioni e metterle per iscritto permetterà in primis di ricordare ( poiché le vittime di abuso, come detto, tendono a giustificare e dimenticare). Annotare comportamenti, emozioni e pensieri consentirà di leggere più obiettivamente le dinamiche e distinguere così quello che è proprio da ciò che non appartiene a se stessi, spezzando la simbiosi tossica che ricerca il narcisista
  • Decisione: la contromanipolazione fatta di “non posso”, “non voglio”, “preferisco di no”, “non condivido”, ripetuti se necessario con la tecnica del disco rotto, unitamente ad un comportamento che denota decisione, permette di iniziare a mettere un limite che progressivamente va poi rinforzato. Frasi brevi, chiare, decise che non danno spunto né materiale al narcisista per manipolarle a proprio piacimento, insieme ad un contatto oculare costante, una posizione ben eretta e una voce ferma, indicano la determinazione con cui stiamo affrontando quella persona, uscendo dal ruolo di vittime che finora ha alimentato la forza del carnefice.
  • Prendere le distanze: intendendo per distanze sia fisiche che emotive. Non si potrà cambiare un narcisista ma si potranno mandare a vuoto le sue bordate! Imparare a non cadere nelle sue provocazioni, come anche ad uscire dalla rete della paura, significa togliere la “benzina emotiva” e allontanarsi dal suo raggio d’azione. A quel punto sarà poi fondamentale resistere ad ogni tentativo che lui attuerà per ristabilire il contatto tossico, fingendo di essere il miglior padre o la miglior madre del mondo, per convincervi che è cambiato o, peggio ancora, che ci si è sbagliati sul suo conto!

Ricordiamoci che

Un narcisista non cambia: inutile sperare che con il tempo le cose si aggiustino in meglio; non sarà così perché il suo bisogno è di svalutare e controllare, elargendo in cambio briciole e “promettendo una corona che non arriverà mai”. Alternerà momenti idilliaci ad abissi senza fine, ripetendo il ciclo eterno di idealizzazione/svalutazione che lo caratterizza, con il risultato di destabilizzare chi gli è accanto

Un narcisista non comprende le emozioni: manca di empatia, di abilità comunicative e relazionali, pertanto non mostrerà comprensione, vicinanza, né risonanza emotiva autentica. Sembrerà che le parole, le lacrime, i gesti verso di lui gli scivolino di dosso e ci si accorgerà di passare molto tempo a spiegare cose e dinamiche elementari, basilari, ma che lui interpreterà come una richiesta esagerata e un atteggiamento troppo esigente. Non essendo empatico svaluterà quindi le emozioni e i bisogni altrui, ritenendoli fuori luogo, eccessivi e non in linea con il comportamento del resto della società ( fase detta di “decervellaggio”). Ci si potrà rendere conto della manipolazione poiché il primo campanello di allarme è la considerazione “magari sono io che effettivamente sbaglio!”

Un narcisista ha una scarsissima considerazione di sé: è come un attore al centro della scena che, per recitare la sua parte, ha la necessità di un pubblico che lo ascolti, lo noti e possibilmente applauda a scena aperta. Se non c’è il pubblico, la sua presenza si rivela inutile poiché lo spettacolo non avrebbe luogo. Proprio per questo motivo è importante smettere di applaudire e lasciare la sala il prima possibile: lui farà di tutto per trattenervi, non fatevi ingannare dalla facciata.. non vuole voi, ma quello che ottiene da voi!

 

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